Merry Christmas (Chuck Is the Best!)

Visto che probabilmente questo sarà l’ultimo post pre-natalizio, mi sembra doveroso fare gli auguri ai miei numerosi lettori… e per farlo, quale modo migliore se non quello di affidarmi al mitico Chuck Norris?

Per comprendere al meglio il suo video di auguri, però, è necessario un antefatto: qualche settimana fa, un altro mito, Jean-Claude Van Damme, è stato protagonista dello spot di una marca di autoveicoli scandinava (ancora non sono riuscito a farmi pagare per il product placement, quindi per ora niente nomi) con il seguente video:

E quindi, Chuck (che non è secondo a nessuno!!!) ha risposto così:

Quindi, anche da parte mia, i migliori auguri per un Natale felice e soprattutto per un 2014 migliore di quanto non sia stato questo anno appena trascorso.

Merry Christmas and Happy New Year!

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A volte ritornano – Playlist #009

Alle volte nella vita capita di fare delle scelte delle quali poi uno si pente e che, oltre a rivelarsi sbagliate e dannose, richiedono una grande fatica nel fare marcia indietro, ritornare al punto nel quale si era presa la “svolta” sbagliata, cambiare direzione e riprendere finalmente la strada giusta.

Alle volte queste scelte riguardano il “crescere”, il volersi assumere delle responsabilità che poi si rivelano essere un vero e proprio capestro e, ciò che è peggio, si dimostrano perfino non richieste e non necessarie.

Quindi, perché farsi del male? Perché cercare di cambiare ciò che si è alla ricerca di qualche cosa di diverso che alla fine poi si rivela inutile?

Insomma, tutto questo pippone introduttivo (un po’ criptico, lo ammetto) solo per dire che nell’ultimo anno ho avuto per la testa un sacco di questioni “da grandi” che mi hanno impedito di dedicarmi con la necessaria passione alle cose (da nerd) che davvero mi danno soddisfazione… ma adesso, dopo “lunga e penosa malattia”, finalmente ho recuperato la mia bella sindrome di “Peter Pan” e mi è persino tornata la voglia di condividere con voi qualcosa di ciò che mi piace, quindi a 9 mesi esatti di distanza dall’ultimo post, eccovi la Playlist #009 di Johnson, con la promessa:

  1. 1967: The Look of LoveDusty Springfield
    (capolavoro di Burt Bacharah, secondo me una delle canzoni più romantiche di tutti i tempi)
  2. 1976: BethKiss
    (il video è l’apoteosi del trash, ma, come diceva Ligabue, “i duri hanno due cuori”…)
  3. 1984: HallelujahLeonard Cohen
    (una voce da brividi per un brano che in qualche modo fa sempre “Natale”)
  4. 1998: Erase/RewindThe Cardigans
    (vista l’introduzione del post, questo pezzo mi sembra d’obbligo)
  5. 2001: I Will Talk and Hollywood Will ListenRobbie Williams
    (…e a maggio, finalmente me lo godo dal vivo!)
  6. 2013: Daft Punk (Medley)Pentatonix
    (io semplicemente li adoro e, che ci crediate o no, il brano è TUTTO a cappella!)

Playlist #008

Ecco, come avevo temuto, non sono riuscito a mantenere troppo a lungo l’impegno di pubblicare una playlist a settimana… quindi, per farmi perdonare, questa settimana mi sono impegnato perticolarmente per mettere insieme qualcosa di veramente valido: eccovi la Playlist #008 di Johnson:

  1. 1969: Space OddityDavid Bowie
    (Il primo grande capolavoro del duca bianco)
  2. 1974: Águas de marçoElis Regina & Antônio Carlos Jobim
    (Questo è uno di quei pezzi che ascolterei di continuo)
  3. 1987: Welcome to the Room… SaraFleetwood Mac
    (“Tango in the Night” è stato l’album grazie al quale li ho scoperti e amati)
  4. 1994: GraceJeff Buckley
    (Quanto talento… peccato sia divenuto famoso solo dopo essere morto così giovane)
  5. 2003: Humming One of Your SongsAne Brun
    (Di lei ho già raccontato qualcosa qui)
  6. 2010: Can’t Stand the RainThe Rescues
    (Loro invece sono l’argomento del mio nuovo post su SoloFrammenti)

Playlist #007

Dopo la playlist mono-tematica della scorsa settimana, questa volta cercherò di “spaziare” un po’ di più, in particolare a livello geografico. Siamo troppo abituati a considerare solo la musica nostrana e quella proveniente da Stati Uniti o Gran Bretagna, mentre invece la bella musica non ha nazionalità. Eccovi pertanto la “international” Playlist #007 di Johnson:

  1. 1964: Garota de Ipanema – Astrud Gilberto, João Gilberto and Stan Getz
    (Dal Brasile, più che un classico: un vero e proprio capolavoro)
  2. 1979: Highway to HellAC/DC
    (Gran bella gente gli australiani, ma non fateli arrabbiare…)
  3. 1986: The Final CountdownEurope
    (Un must anni ’80 di provenienza svedese)
  4. 1997: Nobody’s WifeAnouk
    (Anche in Olanda sanno fare del buon rock)
  5. 2007: Happy EndingMika
    (Una delle migliori voci maschili degli ultimi anni. Lo sapevate che era libanese?)
  6. 2011: Sing Me LifeGaby Moreno
    (Quante cantanti del Guatemala conoscete? Io solo lei, però secondo me è bravissima)

Harakiri

È colpa di Berlusconi! Ha governato l’Italia per la maggior parte degli ultimi venti anni portando questo paese sull’orlo del collasso. Ha perseguito prima di tutto i suoi interessi personali e ha partorito leggi ad personam per evitare in tutti i modi le sue beghe legali. Ha saputo distogliere l’attenzione degli italiani dai problemi reali del paese dirottandola sulle sue barzellette, sui festini di Palazzo Grazioli, sulle sue “sparate” prontamente rimangiate il giorno dopo accampando la giustificazione che era stato frainteso. Ha avuto dalla sua parte condannati, corrotti, mafiosi, gente che riceveva regali e lauree a sua insaputa, ex personaggi del mondo dello spettacolo, “nani e ballerine” (letteralmente), bellone e guitti senza nessuna preparazione politica e non se ne è mai vergognato, anzi… Ma quindi, soprattutto, è colpa di quel 30% e oltre di votanti che lo hanno premiato ancora una volta, forse abbindolati dal “miraggio” della restituzione dell’IMU o da chissà quale altra strana illusione.

È colpa di Monti e del suo governo di tecnici! Quando hanno rimpiazzato il governo di centro-destra, avevano la possibilità di fare davvero qualcosa per cambiare questo paese (soprattutto all’inizio avevano il coltello dalla parte del manico e la “maggioranza” PD-PDL-UDC-FLI avrebbe dovuto appoggiare anche le riforme più “complicate”: taglio dei parlamentari, riduzione drastica dei privilegi della “Casta”, nuova legge elettorale, …), ma invece, in quindici mesi di governo, sono riusciti solo ad aumentare le tasse (prima fra tutte l’odiatissima IMU), a partorire una riforma del Lavoro (Fornero) che ha reso sempre più precario e instabile il futuro occupazionale di questo paese, e hanno finito con il trasformarsi, almeno agli occhi dell’opinione pubblica, da “salvatori della patria” a “vampiri succhiasangue”. L’errore più grave è stato però quello di rimangiarsi la promessa di non proseguire l’avventura politica dopo l’esperienza del governo tecnico, presentando una lista a suo nome (lui che essendo già senatore a vita non poteva nemmeno essere eletto) e intraprendendo una campagna elettorale che in certe fasi lo ha reso persino ridicolo nel volersi “allineare” allo stile di altri candidati (lo spot da nonno comprensivo, l’adozione di un cucciolo abbandonato, …)

È colpa di Bersani! Ha speso più energia per vincere le primarie contro Renzi che non per intraprendere una campagna elettorale degna di questo nome, che sapesse trasmettere dei veri contenuti e una vera scossa al suo elettorato di riferimento. Forse, convinto che questa volta non avrebbe potuto perdere in nessun modo, si è limitato a qualcuna delle sue strampalate metafore e ha dato per scontato che gli bastasse una piccola quota aggiuntiva di seggi al Senato per riuscire a governare senza problemi, ma ha fatto il tragico errore di pensare di ottenere questa maggioranza prospettando una possibile alleanza con Monti, finendo così per perdere una grossa fetta di voti in favore di Grillo, al punto da rendere di fatto ingovernabile il paese.

È colpa di Grillo! La sua campagna elettorale tutta “di pancia”, volta a dar voce all’effettivo malcontento delle piazze gremite dagli italiani stufi della “Casta” e della politica miope, era fatta di slogan ad effetto, di appellativi poco lusinghieri nei confronti dei politici di professione e di proposte a volte assolutamente irragionevoli/impraticabili (abolire i sindacati, indire un referendum per l’uscita dell’Italia dall’Euro, …), ma era la campagna elettorale di una forza che voleva, e poteva unicamente, essere all’opposizione… e ora, invece, con questa grossa fetta di consenso popolare che ha saputo raccogliere, potrebbe dover entrare a far parte del governo, con il rischio di non poter mantenere le promesse fatte ai suoi elettori. Oppure dovrà continuare a fare l’opposizione a tutti i costi costringendo il parlamento a scegliere fra due opzioni entrambe disastrose: ingovernabilità o mostruosa alleanza istituzionale PD-PDL.

È colpa di Ingroia, ma soprattutto di Di Pietro! L’Italia dei Valori aveva avuto un ottimo risultato elettorale nelle precedenti elezioni politiche. Inoltre, al momento del governo tecnico, si era tenuta fuori dalla maggioranza A-B-C (Alfano – Bersani – Casini) restando all’opposizione e contestando le manovre più impopolari. Insomma, l’ex-PM, nonostante le brutte figure passate (un nome su tutti: Scilipoti) e la dialettica poco affascinante, avrebbe potuto raccogliere una buona fetta di voti degli scontenti. E invece si è totalmente defilato dalla campagna elettorale appoggiando un candidato premier sconosciuto ai più e con una parlata ancora più demotivante della sua: bastava vedere l’imitazione di Crozza al Festival di Sanremo per capire come sarebbe andata a finire. In passato io avevo votato per Tonino, ma a questa tornata sarebbe stato davvero un voto gettato via.

È colpa di quel 25% di italiani che si sono astenuti dal voto (un quarto della popolazione) e di quel milione abbondante di votanti che hanno annullato la loro scheda elettorale, evitando in questo modo di dover scegliere uno dei suddetti candidati, ma in tal modo non solo rinunciando ad un loro diritto, bensì venendo meno ad un loro ben preciso dovere! Forse chi fa una scelta può sbagliare, ma chi rifiuta di scegliere ha perso in partenza la possibilità di cambiare le cose.

È colpa del Papa! Visto che aveva fatto trenta, poteva fare anche trentuno. Rassegnare le sue dimissioni è stata sicuramente un’iniziativa rivoluzionaria, ma a questo punto forse avrebbe potuto anche permettersi di dire qualcosa sulle elezioni italiane (lui che è tedesco) ricordando che certe persone che siedono e siederanno ancora in parlamento erano ben lungi dal rispettare certi valori cristiani che tanto andavano sbandierando. Magari se lui e la Chiesa avessero fatto questo passo epocale, qualcuno li avrebbe accusati di indebite ingerenze, ma qualcun’altro (ovvero una bella fetta di elettorato cattolico) forse non si sarebbe lasciato ingannare ancora una volta dall’imbonitore di Arcore.

È colpa nostra! Alla fine della fiera, però, avevano perfettamente ragione Claudio Bisio (nel suo intervento alla serata finale del Festival di Sanremo) e il vice-direttore de La Stampa di Torino, Massimo Gramellini, (in questo editoriale del 23/2) nel dire che i politici, da soli, non possono aver creato tutti i guai nei quali ci troviamo e che siamo proprio noi elettori, noi popolo italiano, i veri colpevoli dello stato indegno in cui versa il nostro bel paese: la classe politica che ci governa è, purtroppo, unicamente l’espressione (forse caricaturale e grottesca, ma non per questo meno vera) di ciò che siamo noi in realtà.

Quindi a questo punto, identificato il fatto che la colpa è un po’ di tutti, forse sarebbe il caso di vergognarci tutti profondamente… e sapete cosa facevano un tempo i giapponesi, gente che ha un forte senso dell’onore, quando dovevano espiare una colpa particolarmente grave: Harakiri (o Seppuku se preferite), ovvero ricorrevano ad un vero e proprio suicidio rituale…

…come dite?!? È esattamente quello che hanno fatto gli italiani negli scorsi due giorni?

Ah, ecco, appunto…

Playlist #006

Vista l’elevata mole di commenti alle mie precedenti playlist, ho deciso di provare a stimolarvi con un NON-concorso (che prevede quindi un NON-premio). In sostanza i 6 brani di questa settimana hanno tutti un denominatore comune che dovrete cercare di individuare per NON-vincere (vi assicuro che è MOLTO facile). Siete pronti? Eccovi allora la Playlist #006 di Johnson:

  1. 1967: You Only Live TwiceNancy Sinatra
  2. 1971: Diamonds Are ForeverShirley Bassey
  3. 1981: For Your Eyes OnlySheena Easton
  4. 1997: Tomorrow Never DiesSheryl Crow
  5. 2002: Die Another DayMadonna
  6. 2012: SkyfallAdele

Playlist #005

Questa settimana, in concomitanza con il Festival della Canzone Italiana, inevitabilmente una playlist tutta tricolore. Tanto per complicarmi un po’ la vita, ho deciso però di non inserire nessun brano sanremese e nessun brano di artisti in gara quest’anno. Eccovi quindi la Playlist #005 di Johnson:

  1. 1966: Se telefonandoMina
    (Semplicemente la più bella canzone di sempre cantata dalla più brava di sempre)
  2. 1972: E penso a teLucio Battisti
    (Può una playlist tutta italiana non contenere un brano – e che brano – di Battisti?)
  3. 1988: Anche i detective piangonoSergio Caputo
    (Un paroliere geniale che ha contribuito all’ispirazione per la nascita di Johnson Greevax)
  4. 1993: Senza ventoTimoria
    (Con questa in sottofondo sono andato in macchina fino ad Amsterdam e ritorno)
  5. 2001: Un’estate faDelta V
    (Una gran bella cover con quel gusto retrò che mi piace tanto)
  6. 2012: Una notteNina Zilli
    (Credo che anche lei, come me, avrebbe voluto godersi i favolosi anni ’60 e ’70)

Playlist #004

Mi sono accorto che, senza volerlo, la settimana scorsa vi ho proposto una playlist tutta al maschile. Per pareggiare i conti, eccovene una tutta al femminile, la Playlist #004 di Johnson:

  1. 1965: I Put a Spell on YouNina Simone
    (Una voce unica per un’artista straordinaria: un brivido lungo la schiena ogni volta)
  2. 1971: I Feel the Earth MoveCarole King
    (Lei è la cantautrice di maggior successo del secolo scorso e questo è un gran pezzo)
  3. 1986: Missionary ManEurythmics
    (Ma quanto era bella Annie Lennox? Il video, invece, oggi fa quasi ridere…)
  4. 1992: Sleeping SatelliteTasmin Archer
    (Il satellite si è rivelato essere una meteora. Però questo pezzo meritava)
  5. 2008: Worrisome HeartMelody Gardot
    (Di come l’ho scoperta ho già raccontato tutto in questo post)
  6. 2012: Video GamesLana Del Rey
    (La nascita di un nuovo mito. Bella e dannata!)

Playlist #003

Confermato il formato adottato la scorsa settimana (un brano per ogni decade dagli anni ’60 a oggi), eccovi la Playlist #003 di Johnson:

  1. 1968: BlackbirdThe Beatles
    (Non uno dei pezzi più famosi dei 4 ragazzi di Liverpool, ma secondo me uno dei più belli)
  2. 1976: New York State of MindBilly Joel
    (Un grandissimo pezzo di uno dei miei musicisti preferiti. Pianoforte e sax da brividi!)
  3. 1987: Red RainPeter Gabriel
    (La prima traccia dell’album “So”, probabilmente il migliore realizzaro da Gabriel come solista)
  4. 1994: Black Hole SunSoundgarden
    (Insieme ai Nirvana e ai Pearl Jam, hanno inventato il grunge)
  5. 2008: I’d Be Lyin’Blackberry Smoke
    (Chiudete gli occhi e immaginate gli immensi spazi americani)
  6. 2012: A Place in My HeartJoe Bonamassa
    (Un blues DOC realizzato da uno dei più dotati chitarristi attualmente in circolazione)

Da grande farò il pompiere!

Grisu1Ve lo ricordate il draghetto Grisù?

Per i più giovani (o smemorati) fra voi dirò che era il protagonista di una popolarissima serie animata italiana andata in onda nella seconda metà degli anni ’70 che, nonostante (o forse proprio per questo motivo) fosse appunto un piccolo drago sputa-fuoco, aveva come unico sogno quello di diventare un giorno pompiere e spegnere incendi (e questo comportava ovviamente una serie di perenni contrasti familiari con suo padre Fumè).

Ora, in tutta onestà, non so dirvi se anche io in quegli anni sognassi di diventare da grande un pompiere (mestiere che, a quanto sembra, è sempre stato al vertice delle classifiche dei desideri di noi maschietti), ma so per certo che, a partire dal 14 settembre 1980 (e per molti anni a seguire) io sognai di diventare un pilota di Formula 1.

In quella data, infatti, mi capitò di seguire in televisione per la prima volta un Gran Premio di F1 ed in particolare quello d’Italia (che in quella stagione, per l’unica volta nei 63 anni di storia del Campionato Mondiale, si disputò sul circuito di Imola anziché su quello di Monza). Per la cronaca: vincitore Nelson Piquet su Brabham, secondi e terzi Alan Jones (che a fine anno vinse il titolo mondiale) e Carlos Reutemann su Williams. A punti (che all’epoca venivano assegnati solo fino al 6° classificato) De Angelis, Rosberg e Pironi.

Da quella domenica nacque in me una vera e propria passione (che dura ancora oggi) per questo sport, per le sue macchine (vi sembrerà strano, ma non particolarmente per la Ferrari, forse perché vinse il mondiale nel 1979 con Scheckter, quando ancora io non sapevo nemmeno cosa fosse la F1, e poi restò a bocca asciutta per parecchi anni) e per i suoi piloti, fino a desiderare appunto di poter essere un giorno uno di loro. La cosa strana è che in generale io non sono un appassionato di motori (seguo pochissimo sia il motociclismo che i rally) e nonostante mio nonno fosse carrozziere, e quindi io sia cresciuto trascorrendo molti pomeriggi nella sua officina, non ho mai avuto la passione per le auto. Ma la Formula 1… beh, quella è tutta un’altra storia!

Il mio primo grande idolo fu Nelson Piquet (facile, visto che divenne campione del mondo nel 1981, la prima stagione che seguii per intero), che, da bravo brasiliano, aveva una “leggerezza d’animo” tale da riuscire a scherzare con i cronisti anche pochi minuti prima del via (Ezio Zermiani era uno dei suoi bersagli preferiti), cosa che non ho più visto fare da nessuno dei suoi colleghi negli anni più recenti.

Poi ci fu la pazzesca stagione del 1982: prima il gran premio di Imola con lo straordinario duello fra le ferrari di Gilles Villeneuve e Didier Pironi, che alla fine la spuntò dopo una ripetuta serie di sorpassi (divenendo in quel momento un altro dei miei idoli, sebbene molti lo accusassero di non aver rispettato gli ordini di scuderia). Poi il tragico gran premio di Zolder durante le prove del quale ci fu il tremendo incidente che costò la vita allo stesso Villeneuve. Poi Montecarlo, con la rocambolesca vittoria di Patrese dopo una incredibile serie di incidenti e ritiri sotto la pioggia (solo 3 piloti al traguardo fra cui lui fu l’unico a giungere a pieni giri). In Canada perse la vita l’italiano Riccardo Paletti andando a sbattere al via contro la Ferrari di Pironi che in quell’occasione uscì illeso dall’abitacolo, ma che non ebbe altrettanta fortuna un paio di mesi dopo ad Hockenheim infortunandosi gravemente alle gambe durante le prove del GP di Germania e dando così l’addio alle corse di F1 (ma non alla velocità, visto che alla fine morì alcuni anni dopo nel corso di una gara di motonautica a cui stava partecipando). Infine il mondiale fu vinto dal finlandese Keke Rosberg che durante tutta la stagione aveva conquistato solamente il GP di Svizzera (e fra le altre cose quella era anche la sua prima vittoria in assoluto in F1). Insomma, un altalenarsi di gioie e dolori, sorprese e tragedie che per un ragazzino di 11 anni quale io ero all’epoca significò comunque capire qualcosa di più di come può andare la vita e innamorarsi perdutamente e irrimediabilmente di quel mondo.

Negli anni a seguire ho tifato per molti piloti: Ayrton Senna (a discapito di Alain Prost), Nigel Mansell (anche prima che arrivasse in Ferrari), Damon Hill e Jacques Villeneuve (entrambi a discapito di Michael Schumacker) fino a Jenson Button per citare quelli che sono riusciti a vincere il titolo, ma soprattutto per tanti “gregari” che hanno raccolto meno di quanto avrebbero meritato. E mentre gli anni passavano, ovviamente, mi rendevo conto che il mio sogno di diventare parte di quel mondo era destinato a rimanere tale.

Ora probabilmente vi starete chiedendo cosa abbia a che fare tutto ciò che vi ho raccontato fino ad ora con il titolo di questo post.

Il fatto è che, nonostante alla visita di leva dei 18 anni io avessi dichiarato la mia volontà di svolgere il servizio militare presso il corpo dei Vigili del Fuoco, avendo poi presentato domanda di obiezione di coscienza, finii con lo svolgere il servizio civile alternativo (e questa sarebbe un’altra bella storia da raccontare e magari prima o poi lo farò…) e quindi anche in quel caso la mia vita prese una strada diversa da quella del pompiere.

antincendioPerò alla fine sembra che, in un modo o nell’altro, le cose finiscano sempre per andare come devono e così, alcuni mesi addietro, sul mio posto di lavoro, mi è stato proposto di entrare a far parte delle squadre di emergenza. Quindi, dopo aver seguito nel mese di dicembre il corso teorico e le esercitazioni pratiche ed aver sostenuto ieri e superato (brillantemente!) l’esame di abilitazione, alla fine ho ottenuto la certificazione da addetto antincendio per strutture a rischio elevato, che NON è proprio essere diventato pompiere, ma che in qualche modo mi ha consentito di conoscere un po’ più da vicino quel mondo.

Ora sono in attesa: mi sto chiedendo se sia possibile che prima o poi venga organizzato qui da noi un corso per “Parcheggiatori di auto di Formula 1”, nel qual caso ovviamente sarei il primo volontario a partecipare… certo, NON sarebbe come diventare pilota, però credo di aver imparato che l’importante sia non smettere mai di sognare in grande, ma poi essere capaci di accontentarsi anche delle piccole soddisfazioni.